Althea Centro Salute

LE MINORANZE AFFETTIVO-SESSUALI

Nei mesi scorsi abbiamo parlato di Maschile e di Femminile, ma il dualismo maschio/femmina non è universale.
L’antropologia culturale ci ha permesso di conoscere modi alternativi di concepire i rapporti tra sesso e genere, ma i colonizzatori per giustificare le loro espansioni hanno bandito e/o interpretato i dati raccolti, nel caso dei comportamenti sessuali che si discostavano dalla norma, sono stati considerati da eliminare e identificati come personificazione del male.

Sebbene siano in corso profondi cambiamenti nella nostra società rispetto all’omosessualità, infatti ci sono molte più informazioni, sia in rete che sui territori, esistono sportelli informativi, gruppi e strutture alle quali ci si può rivolgere, le richieste di riconoscimento dei cittadini non eterosessuali fanno fatica ad essere legittimate, forse perché il pregiudizio antigay è ancora sottotraccia?
Come è già stato condiviso negli articoli precedenti, quella che bisogna favorire è, ancora una volta, una rivoluzione culturale, c’è bisogno di conoscenze, di consapevolezze e di competenze nuove.
Questo discorso vale in generale, ma in particolare sul tema delle minoranze e, nello specifico, delle minoranze affettivo-sessuali.

Attualmente l’acronimo che tenta di rappresentare l’immensa variabilità di persone appartenenti a minoranze sessuali diverse è LGBT. Con tale espressione si intende:
L : Lesbiche
G: Gay
B: Bisessuali
T: Transessuali

A volte questo acronimo si presenta in più versioni:
LGBTQ – Q come Queer
LGBTQI – I come Intersessuale
LGBTQIA – A come Asessuali
LGBTQIA+, + indica tutte quelle identità di genere e orientamenti sessuali non eterosessuali e non binarie che non rientrano nelle lettere dell’acronimo, con la disponibilità ad accoglierne altre.
Inizialmente questo acronimo ha rappresentato una rivoluzione in termini di inclusione, perché permetteva di riferirsi a un gruppo più eterogeneo rispetto a quella che era comunemente nota come la “comunità gay”.

L’IDENTITÁ DI GENERE

Per comprendere meglio l’argomento guardiamo sinteticamente quali sono le componenti dell’identità sessuale:

  • Il sesso biologico è l’appartenenza biologica al sesso maschile, femminile o entrambi.
  • L’identità di genere è l’identificazione primaria della persona come uomo o donna.
  • Il ruolo di genere è l’insieme di aspettative e ruoli su come gli uomini e le donne si devono comportare in una data cultura e in un dato periodo storico.
  • L’orientamento sessuale è l’attrazione affettiva ed erotica per le persone dell’altro sesso, dello stesso sesso o entrambi.

L’identità di genere, cioè la percezione individuale di appartenere al genere maschile, femminile, a entrambi i generi o a nessun genere, si può affrontare da varie prospettive. Rispetto al campo sessuologico il focus potrebbe essere, appunto, la variante di genere.

CHE COS’É LA VARIANTE DI GENERE?

Con l’espressione varianti di genere ci si riferisce comunemente ad un insieme di soggettività che rivendicano un proprio spazio di esistenza al di fuori della divisione binaria tra il genere maschile ed il genere femminile. E’ oramai del secolo scorso la dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che definisce l’orientamento omosessuale come una variante naturale dell’espressione affettiva e sessuale.

Trattare i temi delle identità sessuali è molto complesso e il rischio che si può correre è quello di ridurre, semplificare o addirittura impoverire la ricchezza rappresentata dalle esperienze LGBTQIA+, per cui il tentativo del Centro Salute Althea è innanzitutto quello di tenere insieme questa complessità per accogliere le persone con consapevolezza e competenza.

Cosa significa tutto questo?

La prima considerazione che possiamo fare è il fatto che ognuno di noi sperimenta in un modo unico e personale la propria identità di genere, cioè non è sufficiente dire che biologicamente siamo una femmina o un maschio perché questo discorso può essere valido per molte persone, le cosiddette persone cisgender (corrispondenza fra la propria identità di genere e il proprio sesso biologico), ma non è valido per altre persone. Una cosa è parlare del genere assegnato alla nascita (maschio o femmina) una cosa è il genere percepito dalla persona o sperimentato (identità di genere).

L’identità di genere e l’orientamento sessuale sono due dimensioni nucleari e fondanti l’identità individuale. Per questo essere in grado di individuare ed esprimere la propria identità di genere senza stigma, discriminazione, esclusione e violenza è fondamentale per la salute, il benessere e il godimento dei diritti umani (WAS, 2007), così come poter vivere liberamente e senza nascondere l’orientamento sessuale.

Da queste poche informazioni ci si può rendere subito conto di quanto sia complesso l’orientamento sessuale, di conseguenza, per cambiare un sistema di relazioni fondato su gerarchie e asimmetrie, aspetti che abbiamo già affrontato parlando di Femminile e di Maschile, bisogna far circolare le informazioni e garantire competenze conoscitive e professionali, consapevoli del fatto che ciascuno di noi non è tutelato da meccanismi culturali troppo sedimentati che costantemente vengono riprodotti.

La conoscenza e la consapevolezza aiuta lo stesso terapeuta ad essere più incline alla riflessione riguardante il suo modo di fare terapia con le persone LGBTQIA+.
La competenza permette di accogliere in terapia le persone LGBTQIA+ evitando di attivare stereotipi, credenze e valori culturali perché non è sufficiente essere “friendly”. Nella relazione psicologica la mente del*1psicolog*, cioè il suo modo di essere, l’approccio teorico, le motivazioni, le aspettative, le credenze e il proprio vissuto, costituiscono il luogo dove i pazient* possono far emergere quelle parti di sé nascoste a sé stess* e alle altre persone, per renderle pensabili e per realmente se stess*. Il setting non deve spingere i pazient* verso alcuna direzione, ma può aiutarli a entrare nella loro dimensione per poter prendere contatto con il proprio Sé.

Al fine di uscire da modalità di pensiero eterosessiste, occorre innanzitutto essere consapevoli che l’orientamento sessuale riguarda tutte le persone e non è una parte esclusiva delle persone LGBTQIA+.
La classificazione dicotomica eterosessuale/omosessuale che pervade la nostra cultura induce spesso a incasellare le persone dentro categorie, l*psicolog* può abbracciare l’indefinitezza della relazione terapeutica cercando di conoscere la storia dei pazient*, senza pregiudizi.

E tu tendi a nascondere il tuo orientamento sessuale per paura di svelarlo?
Ti senti discriminato, emarginato socialmente?
Vorresti comprendere la tua identità sessuale?

Il Centro Salute Althea si occupa:

  • dell’intervento sessuologico con le persone LGBTQIA+
  • delle coppie dello stesso sesso
  • della consulenza sessuologica nell’ambito delle disfunzioni sessuali nelle coppie omosessuali

Se vuoi saperne di più contattaci:
Dott. ssa Tatiana Filomeno – Psicologa Clinica – Consulente in Sessuologia – Esperta in educazione sessuale
cell. 389 6168866   |   e-mail: tatiana.filomeno@gmail.com

Se vuoi leggere altri articoli sull’argomento li trovi qui sotto:
IL FEMMINILE
IL MASCHILE
1. Iniziamo a inserire questo simbolo, il cosiddetto asterisco egualitario per superare la logica binaria della visione tradizionale del genere, per rivolgerci alle persone che non si identificano nel genere maschile o femminile. Consapevoli dei profondi limiti di questa semplificazione/soluzione non definitiva, è un modo inclusivo per far evolvere il pensiero e la lingua che, influenzata dai cambiamenti sociali e culturali, non può rimanere monolitica.