Perché fare terapia?
La voce di chi ha scelto di prendersi cura di sé
Il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale della psicologia, un’occasione per riflettere sull’importanza della salute psicologica e sul valore che un percorso terapeutico può avere nella vita delle persone.
Per raccontarlo abbiamo deciso di chiedere ad un giovane uomo, seguito dalla dott.ssa Anna Cavedon, di raccontare la sua esperienza.
Non c’è strumento migliore delle parole dirette di chi ha deciso di intraprendere questo cammino.

La decisione
“Ho 22 anni fortunatamente.
Ho scelto (già) consapevolemente di fare un percorso di terapia che si è poi diviso in due fasi. La prima in cui credevo di aver raggiunto una buona salute mentale e poi una seconda, quando ho realizzato che questa tanto agognata salute non l’avevo ancora acquisita.
Credo di non aver mai fatto scelta migliore e per questo, le righe che scrivo, vorrei divenissero un invito per tutti coloro che non sanno ancora se spendere qualche risorsa in virtù di questo scopo – fare terapia e stare meglio nel rapporto con la propria mente e il proprio spirito.
Ritengo che per tutti sia necessario un percorso di questo tipo e che non vi sia momento migliore per farlo quando si è giovani, come me.”
Capirsi per amarsi
“È fondamentale capirsi, volersi bene, amarsi. Fondamentale è anche capire perché si è così, da dove si deriva. Non si può giungere ad uno stato del tipo, in cui ci si ama, senza prima comprendere.
È necessario scendere a patti, creare un compromesso, con se stessi, è necessario mettersi al primo posto (sempre avendo in considerazione il diritto dell’altro). Una volta che ci si è capiti (anche se non si smette mai di conoscere – così come se stessi, gli altri e le cose) si inizia a volersi bene.
Da quando ho scoperto questo, la mia vita è iniziata a decollare.
Alzare lo sguardo verso l’orizzonte
Posso dire, senza vanità, presunzioni, né giri di parole, di essere veramente felice.
Finalmente, ho capito cosa voglia poter dire. Me ne sono accorto. Il problema della felicità sta nella nostra visione, nel nostro approccio ad essa.
Quello che ho capito in terapia è questo: non si deve mai rimanere costretti nella propria piccola prospettiva sul mondo. Si deve sempre e comunque “alzare lo sguardo verso l’orizzonte” e guardare oltre la siepe leopardiana che ci impedisce di scorgere l’infinito. Infinito che abbiamo dentro di noi.
Quello che ho capito è proprio questo. Abbiamo dentro di noi tutto ciò che ci occorre per stare bene.
Però, senza l’appoggio degli altri, così come senza l’appoggio della psicoterapia, questa consapevolezza la raggiungiamo con molta più fatica (sempre che si possa raggiungere senza).
Andate in terapia, affinate la qualità dei vostri pensieri e vi accorgerete che più questa è elevata, più sarà elevata anche la qualità della vostra vita, il vostro benessere.
Pensate bene e vivrete bene.
Tutti possono farlo.
Grazie Anna
Tiriamo le fila
La testimonianza di questo giovane adulto mette in luce alcuni aspetti fondamentali:
- Il coraggio di iniziare: chiedere aiuto non è segno di debolezza, ma di consapevolezza.
- L’importanza di conoscersi: non si può arrivare ad amarsi davvero senza prima comprendere chi siamo, da dove veniamo e come funzioniamo.
- Il valore della terapia: il percorso psicologico non elimina le difficoltà, ma permette di trasformarle in opportunità di crescita.
- La felicità come prospettiva: non è un traguardo irraggiungibile, ma una diversa modalità di guardare a sé e al mondo.
Il 10 ottobre ci invita a riconoscere la psicologia come una risorsa preziosa per tutti. La salute psicologica è un diritto e un cammino possibile: non solo quando si è in difficoltà, ma anche come scelta di prevenzione e cura di sé.

